Latte di asina - Francesco Pinto

FRANCESCO PINTO
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La storia ci tramanda che Il latte di asina è stato da sempre utilizzato come alimento. Riferimenti ne abbiamo da Erodoto, nel V sec. a.C.; in Egitto con raffigurazioni su bassorilievi del 2500 a.C.; scritti di Plinio il Vecchio nel 77 d.C.; in Francia nel XIX sec. il dott Parrot dell'Hopital des Enfants Assistés diffuse la pratica di avvicinare i neonati orfani di madri direttamente al capezzolo dell'asina (Bulletin de l'Académie de Medicine, 1882)
UTILIZZAZIONE


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descrizione
... il rigetto da parte del neonato non dipende da fattori composizionali degli elementi nutritivi ma bensì da fattori probiotici quali la ricchezza di anticorpi e di sostanze battericide (come il lisozima) presenti nel latte umano, utili per una corretta crescita del neonato.
L’asino è per natura un animale  gregario, forma gruppi al cui interno vengono definite gerarchie che sono fondamentali per la stabilità del gruppo stesso
asini in mostra
La bibliografia sull'argomento oggi è molto vasta anche se, prima di questo secolo, l'argomento dal punto di vista zootecnico era ancora agli albori e i primi studi riguardavano essenzialmente gli aspetti quantitativi e il management dell'allevamento. L'assessorato all'agricoltura della Regione Puglia, in occasione della crisi della Mucca Pazza, ha dovuto affrontare nel 2000 una emergenza con gli allevatori di bovini da latte in quanto le vendite di latte erano scese oltre ogni limite.
In quella occasione la Regione ci conferì l'incarico di organizzare un corso serale agli allevatori affinchè rivolgessero le loro attenzioni anche alle altre specie, in particolar modo all'asina da adibire alla produzione del latte. Il corpo docente fu scelto sulle basi delle competenze e delle discipline attinenti alle nozioni da impartire. A tal proposito furono interessati i proff. Paolo Minoia, Giovanni Lacalandra, Elisa Pieragostini e Martino Schiavone dell'Università degli Studi di Bari; Mario Orlandi, e Maria Claudia Curadi dell'Università degli Studi di Pisa; Elisabetta Salimei e Nicoletta Miraglia dell'Uiversità del Molise.  e.
La tematica del Latte di Asina ci ha visti impegnati per circa 10 anni. Il lavoro più arduo é stato quello di inculcare negli allevatori il concetto che le loro credenze popolari si potessero concretizzare in una vera e propria filiera zootecnica. A tal riguardo sono stati pubblicati, da parte nostra, 12 lavori scientifici interessando diverse aziende zootecniche della Puglia.

Al congresso di Alghero del 1998 organizzato dall'Università di Sassari "4° Convegno Nazionale Biodiversità: "Germoplasma locale e loro valorizzazioni", ho presentato il lavoro scientifico Conservazione e valorizzazione dell’asino di Martina Franca: Influenza dell’integrazione alimentare su alcuni aspetti quanti-qualitativi del latte. 1. Indagine preliminare. A firma del sottoscritto e dei colleghi Antonella Lestingi, Annamaria Caputi Jambrenghi, Giuseppe Marsico e Gino Vonghia, tutti incardinati nel Dipartimento di Produzione Animale dell'Ateneo Barese. In quella occasione la comunità scientifica zootecnica ha preso atto, per la prima volta, del pericolo dell'estinzione della specie asinina e della possibilità che la specie poteva essere una fonte di reddito per molte aziende zootecniche tanto da aprire una vera e propria filiera. In quegli anni la sorte dell'asino sembrava segnata, tanto è vero che lo stesso WWF, e altre importanti associazioni  animaliste, avevano già decretato il pericolo di estinzione.

Negli ultimi tempi, invece, la tendenza si è bruscamente invertita. Le pubblicazioni scientifiche a livello nazionale e internazionali sono incominciate a comparire nei congressi e nella indicizzazione di PubMed oltre ad aumentare la sensibilità politica sull'argomento. Il resto è sotto gli occhi di tutti. Galvanizzati dall'entusiasmo oltre alla specie asinina é stata studiata anche quella equina, anch'essa dalle enormi potenzialità produttive.

Alcuni colleghi dell'Ateneo Barese hanno intravisto nel latte asinino ed equino un tema interessante e molto attuale tanto che l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro è in prima fila con lavori originali presenti nelle maggiori testate scientifiche del settore e impegnati in diversi congressi in Italia e all'estero.
Alberobello
(Bari)
349 058 8836
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