Dalla biblioteca chiusa all'accesso aperto - Francesco Pinto

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Dalla biblioteca chiusa all'accesso aperto


(fortemente consigliato)

Il modello editoriale tradizionale, nel campo della pubblicazione scientifica funzionava nel modo seguente:

   l'autore cede gratuitamente i suoi diritti alla riproduzione e allo sfruttamento economico del suo testo all'editore
   l'editore assicura la disseminazione dell'opera dell'autore e ne favorisce indirettamente la carriera accademica, sulla base del "prestigio" della rivista da lui edite
   le istituzioni di ricerca pubbliche assicurano all'editore un ritorno economico o tramite il finanziamento delle pubblicazione con fondi di ricerca (modello authors pay, molto diffuso in campo umanistico) o tramite abbonamenti da parte di biblioteche (prevalente per le riviste scientifiche).

L'autore accettava questo scambio perché la stampa era una tecnologia costosa, che richiedeva del personale specializzato. Di contro, oggi, un accademico che ha accesso ai servizi internet della propria istituzione ha la possibilità di rendere direttamente disponibili i propri testi, per esempio attraverso gli archivi di preprint, senza nessun costo aggiuntivo a carico dei propri fondi di ricerca.

I costi aggiuntivi, per le riviste, sono legati non al momento della pubblicazione, bensì a quello della "validazione", sia se si desidera soltanto che la diffusione dei testi abbia un patrocinio istituzionale, sia, ancor di più, se si vuole applicare in rete, in luogo della selezione attraverso l'uso, ex post, un sistema di peer review ex ante.

Nel primo caso infatti sarà necessario che le istituzioni si dotino di archivi istituzionali e disciplinari. Nel secondo, che agli archivi si aggiungano anche riviste elettroniche.

Mentre l'accesso aperto è nell'interesse degli autori e delle istituzioni cui appartengono al massimo impatto possibile, il modello authors pay, che pur apre l'accesso ai testi, sembra favorire gli autori "ricchi" a svantaggio di quelli "poveri", sebbene sia assai meno costoso della pubblicazione tradizionale.

Tuttavia:
1. - nel settore umanistico è già dominante un modello authors pay, ma unito alla chiusura dell'accesso da parte degli editori: il passaggio all'accesso aperto avrebbe il vantaggio di diffondere maggiormente i testi, e di far risparmiare le biblioteche, che ora acquistano con denaro pubblico qualcosa che è già stato pagato con altro denaro pubblico, al momento della pubblicazione
2. - per la gestione di archivi e riviste elettroniche esiste software libero di buona qualità
3. - tradizionalmente la peer review è una prestazione onorifica, e dunque gratuita
4. - gli investimenti per il passaggio alla pubblicazione ad accesso aperto si concentrano all'inizio dell'impresa, quando si tratta di acquistare le macchine e installare il software; successivamente si avranno i soli costi di amministrazione e di funzionamento: rispetto agli abbonamenti alle riviste tradizionali, i costi dunque sono prevedibilmente decrescenti e non costanti o crescenti, almeno nel caso delle riviste umanistiche con redazioni che prestano la loro opera a titolo gratuito; la situazione è ovviamente diversa nel caso in cui il lavoro della redazione e l'editing siano a titolo oneroso;
5. - è stato valutato (NIH) che nel settore scientifico i costi di pura archiviazione elettronica sono dieci volte minori dei costi per pubblicare articoli in riviste con peer review
6. - le istituzioni economicamente o tecnicamente "povere" potrebbero consorziarsi, a livello regionale, nazionale o internazionale, per creare piattaforme di pubblicazione comuni (sul modello delle piattaforme del blog, che riescono ad essere redditizie grazie alla pubblicità)
7. - il pagamento potrebbe essere riservato a servizi facoltativi o aggiuntivi per autori (editing, composizione e formattazione etc.) e lettori

In generale, la rozzezza del modello authos pay potrebbe essere corretta se la pubblicazione ad accesso aperto venisse praticata come esito non di iniziative di singole persone e piccoli gruppi, ma come una consapevole scelta istituzionale.

Le istituzione accademiche sono già, di fatto, le maggiori finanziatrici della pubblicazione scientifica, o tramite abbonamenti a riviste ad accesso riservato, oppure, specie nel settore umanistico, tramite contributi per la pubblicazione derivanti da fondi di ricerca. Il passaggio all'open access richiederebbe, in sostanza, uno spostamento di questi finanziamenti dagli abbonamenti alle pubblicazioni. Anche nel caso in cui gli atenei scegliessero di non diventare editori in prima persona e preferissero affidare la pubblicazione a editori commerciali, un simile spostamento metterebbe i committenti, nella loro qualità di finanziatori, in condizione di imporre la loro politica di accesso e di realizzare considerevoli risparmi. Mentre è molto difficile, per una biblioteca, rinunciare all'abbonamento a una rivista "prestigiosa" anche se il suo prezzo è divenuto arbitrariamente alto, proprio perché il suo prestigio la rende insostituibile, sarebbe molto facile passare a un editore concorrente, qualora quello prescelto cominciasse a chiedere compensi ingiustificatamente alti.

In sostanza, la pubblicazione ad accesso aperto può diventare economicamente praticabile e addirittura conveniente se il superamento del modello pay per view o readers pay viene governato in direzione di un particolare modello pay per publish: il modello institutions pay. Un progetto di questo tipo è stato discusso e approvato alla conferenza Establishing a sponsoring consortium for Open Access publishing in particle physics svoltasi presso il Cern, di cui al paragrafo 4 di questo documento.

Una esperienza da non sottovalutare è quella delle cosiddette university press che, nascendo come editori accademici istituzionali, sono per loro natura vocate a favorire la massima diffusione e il massimo impatto dei testi che pubblicano. Un efficace esempio di editore istituzionale è rappresentato da Firenze University Press che, in virtù dell'adesione dell'ateneo di riferimento alla dichiarazione di Messina, integra il suo operato sia gestendo l'archivio istituzionale di ateneo, sia offrendo assistenza per la realizzazione di riviste ad accesso aperto.






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